I protocolli e i loro limiti
Il mondo della medicina moderna si basa su protocolli rigorosi: linee guida pensate per garantire sicurezza, uniformità e responsabilità. Tuttavia, troppo spesso questi stessi protocolli diventano gabbie che ignorano l’unicità delle persone.
In certi casi, non solo non curano, ma peggiorano la condizione di chi soffre.
La storia di una donna in attesa
Negli Stati Uniti, qualche anno fa, una donna in attesa di trapianto di rene visse questa contraddizione sulla propria pelle. Per anni prese le medicine che i medici le prescrivevano, seguendo fedelmente i protocolli. Quei farmaci, però, non migliorarono la sua salute, anzi la indebolivano.
Disperata, cercò una strada diversa. La trovò nella cannabis. Grazie a questa pianta, riuscì a sopportare dolore e difficoltà, andando avanti negli anni mentre continuava ad attendere il trapianto.
Il rifiuto e la tragedia
Quando finalmente arrivò il tanto atteso rene, la speranza si trasformò in tragedia. I medici si rifiutarono di procedere con l’intervento: la donna aveva fatto uso di cannabis, e questo rappresentava una violazione dei protocolli ufficiali.
Il sistema preferì seguire la regola piuttosto che salvare una vita. La lasciarono morire.
Un primato amaro
Nonostante la fine drammatica, questa donna ha stabilito un primato: è la persona che ha vissuto più a lungo al mondo con un solo rene funzionante, probabilmente proprio grazie all’uso della cannabis che le ha permesso di resistere senza altri farmaci.
Una riflessione necessaria
Questa storia solleva domande profonde:
Cosa succede quando la medicina dimentica l’essere umano dietro al protocollo?
Quante vite potrebbero essere salvate se si guardasse alla cannabis non come un tabù, ma come a una risorsa terapeutica?
La cannabis non è la soluzione a tutto, ma negare la sua efficacia in nome della burocrazia significa, in certi casi, scegliere la morte invece della vita.
Che favoletta
"Mi piace""Mi piace"
Questa non è una storia inventata, ma qualcosa che ho approfondito ai tempi dell’Università del Colorado. Oggi è difficile trovare ancora fonti disponibili, probabilmente perché certe informazioni sono state fatte sparire: per questo la considero una “cronaca segreta”.
Io ci credo fortemente, perché penso che non sia stato un caso isolato ma uno dei tanti episodi che mostrano come i protocolli spesso non siano pensati per il bene delle persone, ma per logiche di profitto e controllo.
Naturalmente ognuno è libero di credere a ciò che preferisce: c’è chi segue solo i media tradizionali, che raccontano ciò che conviene raccontare, e chi invece sceglie di guardare anche oltre. Io condivido questa storia come esempio e come spunto di riflessione: poi sta a ciascuno decidere cosa farne.
"Mi piace""Mi piace"