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Cannabis in India: tra spiritualità, cultura e tradizione

L’India è da sempre un Paese in cui la cannabis non è solo una sostanza da consumare, ma un elemento profondamente intrecciato con la spiritualità, la medicina e la cultura popolare.

Il Charas: l’hashish sacro dell’Himalaya

Una delle forme più note di cannabis indiana è il charas, un hashish ottenuto sfregando i palmi delle mani sulle cime fresche della pianta fino a raccogliere una resina nera, appiccicosa e molto potente. Questa sostanza è spesso legata a pratiche spirituali e rituali meditativi, usata come mezzo per avvicinarsi al divino.

Il Bhang: bevanda sacra e popolare

Accanto al charas, il bhang rappresenta una tradizione altrettanto radicata. Si tratta di una bevanda preparata con foglie e fiori di cannabis, mescolati con latte, zucchero e spezie. Il bhang viene consumato soprattutto durante importanti festività religiose come l’Holi, la celebre festa dei colori, o il Maha Shivaratri, dedicato al dio Shiva, divinità spesso raffigurata insieme alla pianta di cannabis. In questi contesti, la cannabis non è percepita come droga, ma come sacramento che favorisce estasi, meditazione e contatto con il divino.

Una tradizione millenaria che resiste

Nonostante le restrizioni legali introdotte nel XX secolo, la cannabis mantiene un ruolo speciale nella cultura indiana. Ancora oggi, in molte regioni, il consumo di bhang è tollerato e lo si può acquistare in negozi autorizzati dallo Stato stesso. Questa convivenza tra proibizione ufficiale e accettazione culturale rende l’India un caso unico: un Paese in cui la cannabis continua a rappresentare al tempo stesso una festa popolare e una ricerca spirituale.

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La cura dell’hashish: l’arte del calore e della pazienza

Perché la cura è fondamentale

L’hashish moderno, frutto di estrazioni raffinate come dry sift, static o frozen, necessita di un passaggio cruciale: la cura. Non basta produrlo, bisogna lasciarlo “maturare” per far sì che sviluppi aromi complessi e una consistenza ideale.
Appena estratto, infatti, l’hashish appare glassy, quasi vetrato. Solo con il tempo e con il giusto calore evolve, diventando più friabile e ricco di sfumature aromatiche.

Il calore come strumento di trasformazione

La cura dell’hashish avviene esclusivamente attraverso il calore. Ma non tutte le fonti sono adatte:

Calore troppo intenso (come quello diretto di un termosifone o di una stufa) rischia di “cuocere” i tricomi, stressare i principi attivi e rovinare il prodotto.

Calore moderato e controllato permette invece al prodotto di trasformarsi lentamente, conservando intatti terpeni e proprietà.

In questo processo, la pazienza è fondamentale: meglio temperature basse e tempi lunghi che un calore aggressivo e dannoso.

Quando interrompere la cura

Il momento giusto per interrompere la cura è quando l’hashish ha raggiunto una consistenza equilibrata:

deve sgretolarsi e rompersi facilmente,

deve essere friabile e non più elastico o pieghevole.

Se invece si prosegue troppo a lungo, l’hashish rischia di diventare “cotto”: scurito, appiccicoso e colloso, con perdita della qualità e degli aromi.

Conservazione finale

Dopo la cura, l’hashish va tenuto in luoghi freschi, lontano da luce e sbalzi termici. Solo così rimane stabile nel tempo, mantenendo intatte le sue qualità organolettiche.

In sintesi: la cura dell’hashish è un equilibrio delicato tra calore, tempo e pazienza.

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Dagga: la lunga storia della cannabis in Sudafrica

Dalla repressione alla legalizzazione

Il Sudafrica è noto da decenni per le sue vaste piantagioni di cannabis. Purtroppo, in passato, queste coltivazioni sono state bersaglio di repressioni durissime: elicotteri che spruzzavano sostanze velenose sui campi hanno contaminato terreni e piante. Nonostante i rischi, molti locali continuarono a consumarla, mantenendo viva la tradizione.

La svolta storica è arrivata il 28 maggio 2024, quando il Paese ha legalizzato l’uso personale. Oggi, ogni maggiorenne può possedere fino a 100 grammi in pubblico e fino a 600 grammi in spazi privati. Una decisione che segna un passaggio epocale dopo anni di proibizionismo.

Dagga: un’eredità culturale e spirituale

In Sudafrica la cannabis è conosciuta come “Dagga” e ha radici profonde nella cultura. Le popolazioni indigene Khoisan la utilizzavano già in tempi antichi, seguite dagli Zulu, che ne facevano uso sia a scopo ricreativo sia come rimedio tradizionale. Veniva impiegata per alleviare dolori, ansia e disturbi del sonno, oltre a essere parte integrante di rituali spirituali tramandati di generazione in generazione.

Cannabis e commercio nella regione

Oltre al consumo interno, il Sudafrica ha avuto un ruolo chiave nel traffico di cannabis nell’Africa australe. Le ampie zone rurali e il clima favorevole hanno favorito la produzione, che spesso ha superato i confini nazionali, alimentando i mercati clandestini dei Paesi vicini come Lesotho, Mozambico e Zimbabwe.

Il Lesotho in particolare è diventato uno dei principali produttori della regione: qui la cannabis è una fonte di sostentamento fondamentale per molte famiglie, con gran parte del raccolto destinato ai mercati dei Paesi confinanti.

Una contraddizione storica

La storia della cannabis in Sudafrica è segnata da una contraddizione: da un lato è profondamente intrecciata con spiritualità, tradizione e medicina; dall’altro, le politiche proibizioniste hanno criminalizzato per decenni le comunità che la coltivavano da secoli.

La legalizzazione del 2024 apre quindi un nuovo capitolo, dove passato e presente possono finalmente convivere.

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Cannabis: la Germania apre la strada, ma l’Europa resta piena di paradossi

La Germania ha compiuto un passo storico legalizzando la cannabis. Una decisione che segna un cambiamento importante non solo per il Paese, ma per tutta l’Europa, dove il dibattito sulla legalizzazione è sempre più acceso.
Tuttavia, la riforma tedesca non è totale: restano limiti rigidi, regole severe e soprattutto un mercato legale incompleto.

Il risultato è un paradosso evidente: i social club tedeschi, pur essendo autorizzati a operare, non hanno ancora canali legali da cui acquistare la cannabis. Questo li spinge inevitabilmente a rifornirsi dal mercato nero, alimentando proprio quel fenomeno che la legalizzazione dovrebbe combattere.

I paradossi europei: tra legalità e mercato nero

Quello che accade in Germania non è un’eccezione. In realtà, è il riflesso di una difficoltà più ampia che l’Europa sta vivendo nel cercare di regolare la cannabis in maniera coerente ed efficace.

Olanda: è l’esempio più noto e più controverso. I coffeeshop possono vendere cannabis ai clienti, ma non hanno alcun canale legale per approvvigionarsi. In pratica, vendono legalmente ciò che devono acquistare illegalmente. Un vero cortocircuito che dura da decenni.

Spagna: i cannabis social club si muovono in una zona grigia. Sono tollerati, ma non pienamente regolamentati. Il risultato è un continuo equilibrio precario tra legalità e proibizionismo, dove la mancanza di regole chiare alimenta l’incertezza.

Questi modelli dimostrano una cosa: legalizzare a metà significa lasciare spazio al mercato nero. Se non si crea una filiera completa – dalla produzione alla distribuzione – la riforma rischia di diventare solo una facciata.

Uno sguardo oltre l’Europa

Fuori dal continente europeo, il panorama è molto diverso.

In Canada, la cannabis è pienamente legalizzata dal 2018: produzione, distribuzione e vendita seguono regole precise e un mercato trasparente.

In Thailandia, la legalizzazione ha aperto un mercato in piena espansione, con forti ricadute sul turismo.

Negli Stati Uniti, numerosi Stati hanno scelto la via della regolamentazione, creando un mosaico di modelli che vanno dalla liberalizzazione quasi totale a regole più restrittive.

Questi esempi, pur con le loro differenze, mostrano che un mercato regolamentato può funzionare, portando benefici economici, sociali e sanitari, e riducendo il peso del mercato nero.

Un cambiamento culturale in corso

Quello che sta accadendo non è solo una questione di leggi, ma un vero e proprio cambiamento culturale. Sempre più Paesi scelgono la via della regolamentazione, segno che la società è pronta a superare il tabù del proibizionismo.

Il proibizionismo, nato con l’obiettivo di ridurre i consumi e limitare i danni sociali, negli anni si è dimostrato inefficace. Ha alimentato il mercato nero, ha favorito la criminalità organizzata e ha penalizzato milioni di cittadini per comportamenti sempre più normalizzati a livello sociale.

La legalizzazione, invece, apre alla possibilità di un controllo più sicuro: qualità garantita, limiti chiari, prevenzione e soprattutto una nuova fonte di entrate fiscali che possono essere reinvestite in salute, educazione e prevenzione.

E l’Italia?

Resta ora una domanda fondamentale: cosa farà l’Italia? 
Il nostro Paese osserva da vicino ciò che accade oltreconfine, ma continua a restare fermo su posizioni di stallo politico.

Eppure, i segnali globali sono chiari: la direzione è tracciata.
Sempre più governi scelgono di affrontare la questione non con la repressione, ma con la regolamentazione. La domanda che ci riguarda da vicino è se l’Italia avrà il coraggio di seguire questa onda di cambiamento o se resterà a guardare, lasciando che siano altri a scrivere il futuro della cannabis in Europa.

Conclusione

La Germania ha acceso una miccia che difficilmente si spegnerà. I limiti e le contraddizioni delle sue leggi mostrano quanto sia complesso il percorso verso una legalizzazione completa, ma rappresentano comunque un segnale fortissimo: il proibizionismo sta perdendo terreno.

Il futuro della cannabis in Europa dipenderà dalle scelte dei prossimi anni, ma una cosa è ormai certa: il cambiamento è iniziato e non sembra più arrestabile. 

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EUROPEI 2024: la guerra nascosta

Gli Europei di calcio del 2024 in Germania sono stati ricordati da molti come una grande festa.
Piazze piene di tifosi da tutto il continente, un clima di entusiasmo, e un’energia che univa persone di culture diverse. Ma dietro quell’atmosfera di euforia, lontano dagli stadi e dai riflettori, si muoveva una realtà molto più cupa.

In quei giorni era infatti in corso una vera e propria guerra sotterranea tra organizzazioni criminali olandesi e tedesche. Diversi carichi di cannabis destinati ai Paesi Bassi venivano dirottati in Germania, proprio per approfittare della domanda enorme legata all’evento. Una rete che non conosceva pause, capace di sfruttare persino lo sport per alimentare i propri affari.

La situazione era talmente paradossale che, in più occasioni, la stessa polizia tedesca invitava i tifosi a fumare piuttosto che a bere, pur di mantenere la calma nelle piazze e negli stadi. Un messaggio che evidenzia quanto la cannabis fosse radicata anche in contesti imprevisti e quanto la sua gestione resti contraddittoria.

Quello degli Europei è solo un esempio, ma rende chiaro un fenomeno molto più ampio: la cannabis, quando rimane confinata nell’illegalità, diventa terreno fertile per conflitti spietati, regolamenti di conti, debiti mai saldati, lotte per il controllo del territorio e persino guerre sotterranee. Una violenza che spesso non risparmia innocenti, travolgendo intere comunità.

Eppure questa pianta non è soltanto un affare criminale. È una risorsa naturale, culturale e medica, con un potenziale enorme che, se regolamentato in maniera matura e trasparente, potrebbe arricchire la società invece di distruggerla.

L’esperienza degli Europei del 2024 mostra con chiarezza il paradosso: finché la cannabis resterà nell’ombra, continuerà a generare paura e sangue. Solo una gestione consapevole potrà trasformarla da problema a opportunità.

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Cannabis negli USA: dalla Tabella I alla Tabella III, il grande paradosso

Negli Stati Uniti è in corso un cambiamento storico: la DEA ha proposto ufficialmente di riclassificare la cannabis, spostandola dalla Tabella I, dove per decenni è stata equiparata a sostanze come eroina e LSD, alla Tabella III, che riconosce invece un uso medico accettato e un rischio di abuso inferiore.

Un passo enorme, se pensiamo che per oltre cinquant’anni la cannabis è stata demonizzata, definita droga pericolosa, causa di devianza e di malattie, mentre al tempo stesso venivano nascosti i suoi innumerevoli benefici.

Eppure oggi il paradosso è evidente:

Ieri: una pianta naturale, ricca di proprietà terapeutiche e usata per secoli dalle comunità di tutto il mondo, veniva classificata come una delle droghe più pericolose.

Oggi: dopo decenni di proibizionismo e con una pianta ormai ampiamente modificata dalle logiche del mercato, resa spesso più dannosa e lontana dalla sua essenza originaria, la stessa cannabis viene improvvisamente “riabilitata” e spostata in una categoria più bassa.

Pensate quanto è ridicolo: quando era piena di benefici veniva condannata e perseguitata; adesso che è stata piegata alle logiche del profitto e privata di parte della sua natura, viene considerata accettabile.

Questa riclassificazione non è solo un fatto legale. È la dimostrazione di come i governi abbiano sempre gestito la cannabis non in base alla verità o alla salute pubblica, ma agli interessi economici e politici del momento.

L’America oggi manda un messaggio chiaro: non è mai stata una questione di pericolo o di benessere, ma di controllo e di potere.
E il mondo intero, ancora una volta, segue a ruota.

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Dove la cannabis è illegale, nasce un mercato parallelo più organizzato di quanto immaginiamo

Quando si parla di cannabis, l’organizzazione che ruota intorno al suo commercio illegale in certi paesi lascia senza parole. In Francia, per esempio, le grandi città sono un laboratorio vivente di questo fenomeno. Qui, la vendita si concentra soprattutto nelle cosiddette banlieue: quartieri periferici e spesso poveri, diventati terreno fertile per i trafficanti.

In questi luoghi, dove la legge sembra non esistere, il mercato nero funziona come un’impresa perfettamente organizzata. Tutto parte dalle vedette, ragazzi pronti ad avvertire del possibile arrivo della polizia con il celebre grido “ARRAHH!”. Subito dopo troviamo i venditori, incaricati di servire i clienti, e chi raccoglie i soldi per passarli a un intermediario, che a sua volta li consegna a un livello superiore. La catena continua fino ad arrivare a poche persone di cui quasi nessuno conosce l’identità.

A Marsiglia, ad esempio, si stima che ci siano oltre cento punti di spaccio. Eppure, la gran parte dei profitti finisce nelle mani di poche famiglie o organizzazioni che permettono e gestiscono l’attività nell’ombra.

Un business che non si ferma mai

Entrare in questi punti di spaccio è, in alcuni casi, sorprendente. Si viene accolti come in un locale qualsiasi: esiste un vero e proprio menu con ampia scelta di prodotti. Nei quartieri più grandi la fila non si interrompe mai, dalla mattina alla tarda notte, segno della vastità e della stabilità di questo giro d’affari.

Molti rivenditori offrono persino servizi innovativi: la consegna a domicilio, simile a ordinare una pizza, oppure il “drive” in stile McDonald’s, con aree dedicate alle auto per un acquisto rapido.

Reclutamento come un lavoro normale

Un altro aspetto sorprendente è il sistema di reclutamento. Nelle principali città francesi non è raro imbattersi in annunci, sia online sia per strada, che invitano i giovani a entrare in questo mondo. Non solo: spesso viene organizzato un vero e proprio colloquio di lavoro, con dinamiche simili a quelle di un impiego legale.

Questo dimostra come, in assenza di una regolamentazione chiara e legale, il mercato nero si organizzi con efficienza impressionante, trasformando interi quartieri in centri nevralgici di un’economia parallela.

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I menù dei coffeeshops olandesi: ieri e oggi

Negli ultimi anni i menù dei coffee shop olandesi hanno vissuto una vera rivoluzione.
All’inizio erano semplici: poche varietà old school come Bubblegum o White Widow, e hashish dal Marocco, Libano o Nepal.

🌱 Oggi i menù sono completamente diversi:
👉 i fiori provenienti dal Canada dominano, con un ottimo rapporto qualità-prezzo, e riempiono le vetrine dei coffee shop.
👉 arrivano anche varietà dagli Stati Uniti, ma a prezzi più alti.
👉 c’è sempre una buona parte di erba locale olandese.

✨ In più, dopo migliaia di incroci, il mercato offre oggi tantissime varietà nuove, con aromi e nomi sempre più particolari.

😶‍🌫️ Molti residenti olandesi, legati alla tradizione, faticano ad accettare questi cambiamenti.
🌿 Le nuove generazioni invece sperimentano con curiosità e si adattano facilmente.

🌍 Senza questa evoluzione, l’Olanda – da pioniera mondiale – sarebbe rimasta indietro rispetto ad altri Paesi.
L’innovazione era inevitabile.

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Cannabis: da rimedio naturale a prodotto di mercato

Oggi la marijuana è ovunque: legale in tanti Paesi, presentata come più bella, più gustosa, con infinite varietà. Ma una domanda resta: è davvero la stessa pianta di un tempo? 🤔

Molti sostengono che sia stata geneticamente modificata per trasformarla da rimedio naturale a una sostanza pericolosa che crea dipendenza e apre la strada a problemi seri, come le psicosi e, di conseguenza, il consumo di psicofarmaci.

💊 Così, ciò che un tempo poteva rimpiazzare i farmaci, oggi finisce per favorirne l’uso… e il guadagno dell’industria farmaceutica.

💭 Cannabis libera e salutare un tempo, manipolata e resa pericolosa oggi… tutto in nome del profitto.

Il futuro della cannabis deve essere locale, autentico e sostenibile

Negli ultimi anni la cannabis è diventata il simbolo di un cambiamento culturale profondo.
Sempre più Paesi stanno abbandonando il pregiudizio e aprendo la strada alla legalizzazione, ma la vera sfida non riguarda solo le leggi: riguarda la direzione che prenderà questo nuovo mercato.

GreenRise crede che il futuro della cannabis debba essere autentico, eco e locale.
Un futuro in cui la qualità venga prima della quantità, dove a contare siano le persone — coltivatori indipendenti, piccole realtà e progetti sostenibili — che portano avanti questa cultura con passione e rispetto per la terra.

La sostenibilità non è solo una parola, ma un valore da praticare ogni giorno: coltivare in modo naturale, rispettare i cicli della natura, promuovere filiere trasparenti e ridurre l’impatto ambientale.
Solo così possiamo preservare l’anima vera della pianta, lontana dalle logiche di sfruttamento e produzione di massa.

GreenRise è più di un nome: è un invito a rialzarsi in modo verde, a scegliere consapevolmente e a credere che la libertà non si compra, ma si costruisce.
Un passo alla volta, radice dopo radice.

Canna Butter: ricetta base

Ecco come prepararlo in modo semplice e con ingredienti minimi:

1. Decarbossilazione: preriscalda il forno intorno a 110-120 °C per 30-40 minuti col fiore sminuzzato, così attivi i cannabinoidi.

2. Sciogli il burro (non salato) a fuoco basso in una pentola a bagnomaria, aggiungendo dell’acqua per evitare che bruci.

3. Unisci la cannabis decarbossilata al burro fuso, lascia sobbollire a calore molto lento per 2-3 ore (mai bollire), mescolando ogni tanto e mantenendo la miscela stabile.

4. Filtra con garza o colino fine per separare i residui vegetali, raccogli il burro infuso. Raffredda, solidifica in frigo e conserva correttamente.

Con questo burro puoi preparare biscotti, torte, cracker, spalmare su pane, condire piatti – tutto può diventare “infuso” se dosi con attenzione.
Attenzione: dosare con cautela, altrimenti può diventare molto potente!

I Tricomi: la vera fonte di tutto

Nella cannabis, i tricomi sono la parte più preziosa della pianta. Queste minuscole ghiandole racchiudono i cannabinoidi e i terpeni, responsabili di effetti, aromi e sapori. Tutto ciò che riguarda l’hashish, gli estratti e persino il valore del fiore nasce direttamente dai tricomi: senza di loro, non ci sarebbe né potenza né qualità.

Cosa sono i tricomi?

Sono microscopiche ghiandole che ricoprono i fiori e le foglioline vicine.

I tricomi capitate con peduncolo sono i più importanti, perché accumulano grandi quantità di resina.

In questa resina troviamo THC, CBD, altri cannabinoidi e terpeni, cioè la vera “essenza” della pianta.

Hashish: tricomi compressi

L’hashish nasce comprimendo i tricomi raccolti dalla pianta.
La qualità dipende da due fattori principali:

1. Purezza della separazione → meno impurità restano tra i tricomi, più l’hashish risulta pulito e pregiato.

2. Qualità intrinseca dei tricomi → tricomi maturi e ricchi di resina garantiscono un aroma intenso e un effetto pieno.

Quando entrambi i fattori si uniscono, il risultato è un hashish di alto livello.

Estratti: tricomi schiacciati

Gli estratti derivano dallo schiacciamento dei tricomi:

Flower Rosin → si schiacciano i tricomi direttamente dal fiore.

Hash Rosin → si schiacciano i tricomi direttamente dall’hashish.

Fattori che influenzano i tricomi

Genetica: alcune varietà producono naturalmente più tricomi e più resina.

Maturazione: il colore e la trasparenza indicano lo stadio migliore per il raccolto.

Coltivazione: luce, nutrienti e ambiente regolano quantità e qualità della resina.

Post-raccolta: essiccazione e lavorazioni delicate evitano di danneggiare i tricomi.

Conclusione

I tricomi sono la vera fonte di tutto: hashish, estratti e l’essenza stessa della pianta.
La qualità finale dipende da due elementi chiave: la separazione pulita e la qualità intrinseca dei tricomi.
Più queste condizioni sono rispettate, più il risultato sarà ricco, potente e pregiato.

Guida pratica: come conservare i fiori di cannabis (bene e a lungo)

Obiettivi della conservazione

Proteggere cannabinoidi e terpeni da luce, calore, ossigeno e umidità errata (tutti fattori che accelerano la degradazione, per esempio la conversione del THC in CBN).

Evitare muffe mantenendo l’umidità nel range giusto.

Le 5 regole d’oro

1. Contenitore ermetico (airtight) e poco volume d’aria
Usa barattoli in vetro con chiusura ermetica (meglio ambrati/opacity per schermare la luce). Riempi i contenitori quasi fino all’orlo per ridurre la quantità di ossigeno residuo.

2. Buio totale
La luce (soprattutto UV) accelera la fotodegradazione dei cannabinoidi (THC → CBN) e la perdita di terpeni: conserva sempre al buio, dentro armadi/cassetti lontani da finestre.

3. Umidità relativa controllata: ~55–62% RH
È il “sweet spot” per fiori già essiccati e concia finita: sotto ~50% diventano secchi e perdono fragranza; sopra ~65% aumenta il rischio muffe. Per stabilizzarla usa buste a doppia direzione (es. 58% o 62% RH) dentro al barattolo.

4. Fresco e stabile: ~15–21 °C
Temperature più alte accelerano ossidazione e degradazione dei cannabinoidi; meglio 13–18 °C se possibile, evitando sbalzi.

5. Niente frigo o freezer (per i fiori)
Frigo/freezer causano condensa e rendono i tricomi fragili, con perdita di potenza e aroma quando si maneggia il fiore. Se non usi tecniche professionali (vuoto perfetto, scongelamento controllato, ecc.), evitali.

Strumenti utili (facoltativi ma consigliati)

Hygrometer mini per controllare l’RH dentro al barattolo.

Humidity packs 58–62% (sostituiscili quando diventano induriti).

Contenitori ambrati/opalini o box opachi per schermare la luce.

Evita la plastica sottile (sacchetti): elettricità statica e scambio d’aria peggiorano qualità nel tempo.

Errori comuni da evitare

Aprire spesso i barattoli: ogni apertura fa entrare ossigeno e umidità esterna.

Sovrariempire con troppi fiori compressi: rischi micro-condensa interna.

Lasciare i grinder pieni: i fiori macinati perdono terpeni molto più rapidamente.

Luce diretta o calore (termosifoni, PC, cucina): accelera la degradazione.

Quanto dura un buon fiore ben conservato?

Studi classici e recenti indicano che materiale ben preparato e tenuto al buio a temperatura ambiente resta abbastanza stabile per 1–2 anni, con decadimento progressivo più rapido se luce/calore/ossigeno aumentano.

Procedura rapida (checklist)

[ ] Barattolo in vetro ermetico, preferibilmente ambrato.

[ ] Humidity pack 58–62% dentro al barattolo; poco spazio d’aria.

[ ] Conserva in luogo fresco (15–21 °C) e buio.

[ ] Non frigo/freezer.

[ ] Apri solo quando serve.

Note scientifiche (perché queste regole funzionano)

Luce e calore aumentano la trasformazione del THC in CBN e degradano terpeni → perdita di potenza e aroma.

Ossigeno favorisce ossidazioni: meno aria nel barattolo = degradazione più lenta.

Umidità troppo alta = muffe; troppo bassa = fiore secco e terpeni volatili persi. Il range 55–62% RH bilancia i due rischi.

Spannabis: dove il mondo della cannabis si incontra

Spannabis è una fiera commerciale internazionale dedicata alla cannabis, fondata nel 2002 in Spagna.
Nel corso degli anni è diventata uno degli appuntamenti più rilevanti in Europa per chi opera nell’industria della cannabis — dall’uso industriale alla ricerca medica, fino agli aspetti culturali e ricreativi.

All’interno dell’evento si trovano:

stand con semi, attrezzature per coltivazione, tecnologie e accessori legati alla cannabis;

conferenze scientifiche, mediche, legislative (il “World Cannabis Conference”) che esplorano la ricerca, normativa e potenzialità future;

la “Spannabis Champions Cup”, una competizione che premia le migliori varietà di cannabis in diverse categorie.

concerti, performance musicali e momenti culturali integrati: reggae, dub, hip hop, elettronica e altre contaminazioni sonore fanno spesso da cornice all’evento.

L’esperienza di Spannabis a Barcellona

Per anni Barcellona è stata la casa di Spannabis, con migliaia di visitatori internazionali che arrivavano nella città catalana.
Durante i giorni della fiera:

gli hotel erano spesso al completo;

l’intera città veniva attraversata da un’energia vibrante attorno al mondo della canapa;

anche negli aeroporti e nei quartieri vicini si percepiva quell’“eco Spannabis” — un po’ come se la fiera respirasse con la città;

si respirava un’atmosfera di incontro internazionale, con persone da moltissimi paesi, curiosi e professionisti, uniti dalla passione per la pianta.

Barcellona era un hub naturale per Spannabis: non solo per la sua notorietà turistica, ma anche per il tessuto culturale e l’esistenza di “cannabis social clubs” che hanno contribuito a rendere la città un punto di riferimento nella cultura cannabica in Spagna.

Addio Barcellona, benvenuta Bilbao

Negli annunci ufficiali, gli organizzatori hanno comunicato che l’edizione del 2025 sarà l’ultima a Barcellona.
A partire dal 2026, Spannabis si svolgerà al Bilbao Exhibition Centre (BEC), nel nord della Spagna, dal 17 al 19 aprile 2026.

Il trasferimento è motivato da ragioni strutturali: il tradizionale spazio fieristico a Barcellona (Fira de Cornellá) verrà demolito, e secondo gli organizzatori non esisterebbe un’altra sede nella zona capace di soddisfare le esigenze dimensionali e tecniche dell’evento.

Al BEC di Bilbao, Spannabis troverà uno spazio moderno e ben attrezzato, con ampie superfici espositive.
Nella versione 2026, l’evento manterrà conferenze del “World Cannabis Conference”, la Champions Cup, e performance musicali integrate.

Informazioni utili per la partecipazione:

l’ingresso è riservato a maggiorenni (over 18)

è vietato fumare all’interno dei padiglioni, in conformità con la legge antitabacco spagnola

biglietti: ~ 20 € al giorno e ~ 45 € per i tre giorni (i prezzi anticipati possono essere leggermente inferiori)

gli orari: venerdì e sabato dalle 11:00 alle 20:00, domenica fino alle 19:30

Perché questo cambio è importante

Il passaggio da Barcellona a Bilbao non è banale: segnala una nuova fase per Spannabis, con la necessità di adattarsi a spazi diversi e a un bacino geografico differente.
Bilbao e il Paese Basco possono offrire nuove sinergie, infrastrutture e un pubblico locale differente, pur mantenendo l’appeal internazionale dell’evento.

Per GreenRise, è un’occasione perfetta per raccontare questa trasformazione, esplorare cosa significa per l’industria della cannabis in Spagna e in Europa, e mostrare come un evento culturale e commerciale si evolve col tempo.

500 kg di canapa light sequestrati a Modena: il prezzo dell’ambiguità legislativa

Un imprenditore modenese è finito sotto inchiesta per produzione, detenzione e commercio di sostanze stupefacenti, dopo che la Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 500 kg di infiorescenze di canapa light pronte per la vendita.

Il caso ha fatto scalpore perché non si tratta di cannabis “tradizionale”, ma di canapa light, un prodotto che in Italia ha sempre vissuto in una zona grigia normativa. Da un lato, la legge 242/2016 ne autorizza la coltivazione e l’uso industriale; dall’altro, la commercializzazione delle infiorescenze non è mai stata regolamentata in maniera chiara, aprendo la strada a sequestri, denunce e processi.

Una contraddizione italiana

Mentre in Paesi come la Germania si avanza verso una regolamentazione trasparente e sicura della cannabis, in Italia assistiamo a episodi in cui chi tenta di operare nella legalità rischia la carriera e la libertà personale. Le forze dell’ordine applicano la legge nel modo più restrittivo possibile, mentre il mercato nero continua a prosperare senza regole.

Il problema della chiarezza normativa

Il sequestro modenese è solo l’ennesimo esempio di quanto la mancanza di una cornice chiara danneggi imprenditori, agricoltori e consumatori. Un settore che potrebbe generare lavoro e gettito fiscale resta ostaggio dell’incertezza, e chi cerca di seguire le regole finisce spesso criminalizzato.

Una questione di diritti

Il punto non è solo economico: è anche sociale e culturale. Se un prodotto viene considerato legale a metà, chi lo produce e lo commercializza vive sotto la costante minaccia di indagini e sequestri. Questo non è uno stato di diritto, ma una condizione di precarietà giuridica.

 La vicenda modenese ci ricorda che non basta parlare di “legalizzazione” o di “canapa industriale”: serve una legge chiara, che tuteli chi opera correttamente e tolga terreno al mercato nero.

Bubblegum: la leggenda dei coffee shop olandesi

Quando si parla di cannabis e Olanda, il pensiero corre subito ad Amsterdam, ai coffee shop e alla loro incredibile varietà di genetiche disponibili. Ma tra tutte le varietà che negli anni hanno popolato i menù, ce n’è una che occupa un posto speciale nella storia e nel cuore degli appassionati: la Bubblegum.

Questa varietà è stata una delle prime a essere vendute legalmente nei coffee shop olandesi, fin dagli anni in cui l’Olanda cominciava a diventare un punto di riferimento mondiale per la cultura della cannabis. Il suo aroma dolce, quasi zuccherino – da cui il nome – e il suo effetto equilibrato, hanno conquistato generazioni di consumatori.

Oggi i menù dei coffee shop sono diventati enciclopedici: nuove genetiche, incroci, ibridazioni sempre più sofisticate. Ma nonostante questo, la Bubblegum continua a essere un “must”. Per moltissimi olandesi rappresenta un punto fermo, una scelta quotidiana. C’è chi la fuma da oltre 40 anni senza mai cedere alla curiosità delle varietà più moderne: un vero atto di fedeltà verso un classico intramontabile.

La Bubblegum è quindi molto più di una varietà: è un simbolo della cultura cannabica olandese, un legame tra le radici storiche del movimento e l’evoluzione del mercato. Una pianta che non ha bisogno di mode per restare attuale, perché è già diventata leggenda.

Cannabis in Colombia: tra legalizzazione, cartelli e tradizione popolare

La storia della cannabis in Colombia affonda le sue radici nel tardo periodo coloniale, ma è negli ultimi decenni che il dibattito politico e sociale ha assunto un ruolo centrale. Dal 2012 il governo ha depenalizzato il possesso fino a 20 grammi e, dal 2015, ha autorizzato la coltivazione di un massimo di 20 piante per uso personale. Nonostante ciò, il percorso verso una piena legalizzazione resta complesso e segnato da contraddizioni.

Da un lato, la cannabis viene regolamentata, destinata all’uso medico ed esportata legalmente; dall’altro, il mercato nero rimane fortemente radicato, spesso più accessibile del circuito ufficiale. I cartelli continuano a controllare vaste aree di coltivazione illegale, influenzando l’economia locale e ostacolando un vero cambiamento.

Oltre alla dimensione politica ed economica, esiste però anche un legame culturale e storico con la pianta. In molte comunità rurali e indigene, la cannabis è parte di un sapere tradizionale: utilizzata nella preparazione di pomate e infusi casalinghi per alleviare dolori o disturbi, rappresenta una risorsa quotidiana che va oltre il semplice mercato.

La Colombia vive così una doppia realtà: quella delle grandi coltivazioni illegali e dei traffici internazionali, e quella, meno visibile ma profondamente radicata, di un uso popolare e artigianale. Un intreccio che rende la cannabis, ancora oggi, non solo un business globale ma anche un elemento della vita culturale e sociale del Paese.

Cannabis canadese: i coffeeshop olandesi si riempiono di nuove varietà

Negli ultimi mesi, il Canada è diventato un protagonista sempre più importante sul mercato europeo della cannabis. I carichi provenienti dalle grandi produzioni canadesi hanno raggiunto i Paesi Bassi in quantità notevoli, tanto che molti coffeeshop hanno iniziato a inserire nei loro menù varietà “Made in Canada”.

Questa presenza massiccia non è passata inosservata: i prezzi al dettaglio oscillano tra 11 e 15 euro al grammo, una fascia considerata molto interessante per il livello di qualità offerto. Rispetto alle produzioni americane, che restano decisamente più costose, la cannabis canadese riesce a posizionarsi come un’alternativa di valore, capace di attirare sia i consumatori abituali che i curiosi in cerca di nuove esperienze.

Il successo di queste forniture è legato a diversi fattori:

Produzione su larga scala: il Canada, primo Paese del G7 ad aver legalizzato la cannabis a livello federale, dispone di un’industria ben strutturata e con standard elevati.

Ampia varietà genetica: le aziende canadesi hanno investito molto in ricerca e sviluppo, offrendo oggi un ventaglio di strain sempre più ampio.

Competitività sul prezzo: il costo di produzione, unito alla capacità di esportazione, consente di proporre un prodotto di livello a cifre più accessibili rispetto al mercato statunitense.

Questa tendenza sta ridisegnando gli equilibri dei coffeeshop olandesi, tradizionalmente dominati da cannabis locale e, più recentemente, da importazioni americane di fascia alta. L’arrivo della “green wave” canadese, con i suoi prezzi più abbordabili, segna una nuova fase per il consumatore europeo: più scelta, maggiore concorrenza e una qualità che continua a crescere.

L’Europa si conferma quindi un terreno fertile per le esportazioni canadesi, mentre i Paesi Bassi diventano la porta d’ingresso privilegiata di questa nuova ondata verde.

New York e la nuova era della cannabis

Nel marzo 2021 lo Stato di New York ha legalizzato l’uso ricreativo della cannabis, aprendo una stagione senza precedenti per la metropoli americana.

Oggi, nella città che non dorme mai, la cannabis è parte integrante del tessuto urbano: dispensari autorizzati convivono con bancarelle improvvisate a Central Park, servizi di consegna a domicilio e camioncini che spostandosi di quartiere in quartiere espongono veri e propri menù dedicati.

La legalizzazione ha acceso un fermento culturale e creativo. Mostre, fiere e persino musei temporanei raccontano la storia e l’evoluzione della pianta, mentre artisti e musicisti la celebrano come simbolo di libertà e controcultura.

Un settore emergente è quello del cannabis tourism: tour guidati, degustazioni e workshop stanno trasformando New York in un laboratorio culturale oltre che commerciale, richiamando visitatori da tutto il mondo.

Questo clima riflette perfettamente lo spirito della città: veloce, innovativa e sempre pronta ad assorbire nuove tendenze.
Unico neo, spesso sottolineato anche dagli esperti, riguarda l’eccesso di THC e le modifiche genetiche di molte varietà moderne, che possono rappresentare un ostacolo per i più giovani e per chi cerca un approccio più equilibrato.

Ciò non toglie che New York sia oggi una delle capitali globali della nuova cultura cannabica, simbolo di un cambiamento epocale che sta facendo scuola nel resto del mondo.