500 kg di canapa light sequestrati a Modena: il prezzo dell’ambiguità legislativa

Un imprenditore modenese è finito sotto inchiesta per produzione, detenzione e commercio di sostanze stupefacenti, dopo che la Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 500 kg di infiorescenze di canapa light pronte per la vendita.

Il caso ha fatto scalpore perché non si tratta di cannabis “tradizionale”, ma di canapa light, un prodotto che in Italia ha sempre vissuto in una zona grigia normativa. Da un lato, la legge 242/2016 ne autorizza la coltivazione e l’uso industriale; dall’altro, la commercializzazione delle infiorescenze non è mai stata regolamentata in maniera chiara, aprendo la strada a sequestri, denunce e processi.

Una contraddizione italiana

Mentre in Paesi come la Germania si avanza verso una regolamentazione trasparente e sicura della cannabis, in Italia assistiamo a episodi in cui chi tenta di operare nella legalità rischia la carriera e la libertà personale. Le forze dell’ordine applicano la legge nel modo più restrittivo possibile, mentre il mercato nero continua a prosperare senza regole.

Il problema della chiarezza normativa

Il sequestro modenese è solo l’ennesimo esempio di quanto la mancanza di una cornice chiara danneggi imprenditori, agricoltori e consumatori. Un settore che potrebbe generare lavoro e gettito fiscale resta ostaggio dell’incertezza, e chi cerca di seguire le regole finisce spesso criminalizzato.

Una questione di diritti

Il punto non è solo economico: è anche sociale e culturale. Se un prodotto viene considerato legale a metà, chi lo produce e lo commercializza vive sotto la costante minaccia di indagini e sequestri. Questo non è uno stato di diritto, ma una condizione di precarietà giuridica.

 La vicenda modenese ci ricorda che non basta parlare di “legalizzazione” o di “canapa industriale”: serve una legge chiara, che tuteli chi opera correttamente e tolga terreno al mercato nero.

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