La storia della cannabis in Colombia affonda le sue radici nel tardo periodo coloniale, ma è negli ultimi decenni che il dibattito politico e sociale ha assunto un ruolo centrale. Dal 2012 il governo ha depenalizzato il possesso fino a 20 grammi e, dal 2015, ha autorizzato la coltivazione di un massimo di 20 piante per uso personale. Nonostante ciò, il percorso verso una piena legalizzazione resta complesso e segnato da contraddizioni.
Da un lato, la cannabis viene regolamentata, destinata all’uso medico ed esportata legalmente; dall’altro, il mercato nero rimane fortemente radicato, spesso più accessibile del circuito ufficiale. I cartelli continuano a controllare vaste aree di coltivazione illegale, influenzando l’economia locale e ostacolando un vero cambiamento.
Oltre alla dimensione politica ed economica, esiste però anche un legame culturale e storico con la pianta. In molte comunità rurali e indigene, la cannabis è parte di un sapere tradizionale: utilizzata nella preparazione di pomate e infusi casalinghi per alleviare dolori o disturbi, rappresenta una risorsa quotidiana che va oltre il semplice mercato.
La Colombia vive così una doppia realtà: quella delle grandi coltivazioni illegali e dei traffici internazionali, e quella, meno visibile ma profondamente radicata, di un uso popolare e artigianale. Un intreccio che rende la cannabis, ancora oggi, non solo un business globale ma anche un elemento della vita culturale e sociale del Paese.