I cannabinoidi sono oltre un centinaio e, ancora oggi, non li conosciamo tutti. Il più noto è senza dubbio il THC, responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis. Negli ultimi anni, però, si è parlato sempre di più anche di un altro cannabinoide: il CBD. A differenza del THC, il CBD non provoca “sballo”, ma è oggetto di numerosi studi scientifici per i suoi potenziali benefici: dalla riduzione dell’ansia al supporto contro le infiammazioni, fino ad alcune ricerche sul suo possibile ruolo nella prevenzione dei tumori.
Proprio grazie a queste caratteristiche, il CBD ha conquistato rapidamente spazio nei mercati internazionali, inclusi Paesi come Francia e Italia, dove è sempre più comune trovare infiorescenze e oli privi di effetti psicoattivi.
Ma perché il nostro corpo reagisce così ai cannabinoidi?
La risposta è nel sistema endocannabinoide, una rete complessa di recettori presenti in molte aree dell’organismo: dal cervello al sistema nervoso, fino alla pelle. Questo sistema regola funzioni fondamentali come l’umore, l’appetito, il sonno, la memoria e la risposta al dolore.
È affascinante pensare che dentro di noi esista già un meccanismo pronto a dialogare con la pianta. E questo spiega il rapporto speciale che da sempre lega l’essere umano alla cannabis.