Il divieto della “cannabis light” in Italia: cosa cambia davvero

Il 4 giugno 2025 il Senato italiano ha approvato un decreto che vieta la vendita dei prodotti “cannabis light” – cioè quelli derivati da canapa con THC molto basso, non psicoattivo. Con 109 voti favorevoli e 69 contrari, la norma è passata e ha subito sollevato critiche diffuse.
Si tratta di prodotti che non hanno alcun effetto psicotropo, ma che ora diventano comunque illegali.

Cosa significa per chi lavora nel settore

Gli imprenditori che producevano o vendevano cannabis light rischiano grosse perdite economiche.

La filiera della canapa non psicoattiva riguarda migliaia di posti di lavoro, soprattutto nelle zone rurali.

Per i consumatori, alcuni prodotti naturali e innocui vengono improvvisamente messi al bando.

Le ragioni del decreto

Il governo ha motivato la misura come tutela della sicurezza pubblica e prevenzione di possibili abusi.
Ma la sensazione diffusa è che questa scelta sia una vera e propria presa in giro: proibire un prodotto che non provoca alcun effetto psicotropo appare illogico, e rivela più chiaramente interessi economici e politici dietro la decisione, piuttosto che un reale impegno a proteggere la salute dei cittadini.

Impatti futuri da monitorare

Molti piccoli produttori potrebbero chiudere.

Si rischiano battaglie legali a livello nazionale ed europeo.

L’Italia perde un’occasione di valorizzare una filiera sostenibile e non dannosa, mentre altri Paesi la incentivano.

In sintesi: un divieto che sembra più legato a giochi di potere e logiche geopolitiche che a tutela della salute pubblica.

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