Thailandia: la rivoluzione della cannabis si arresta

Decriminalizzazione, boom e problemi emersi

Quando la Thailandia decriminalizzò la cannabis nel 2022, fu vista come un segnale forte in Asia: era la prima nazione della regione ad allentare le leggi su erba e inflorescenze. La misura portò a un rapido espandersi dell’industria, con migliaia di negozi e dispensari che offrirono prodotti a uso ricreativo e medico.

Il cambio di politica: norme più rigide da giugno 2025

Tuttavia, a metà 2025 il governo ha deciso che l’esperimento doveva essere rivisto. Le nuove regole stabiliscono che le inflorescenze devono essere vendute solo con prescrizione medica, che l’uso ricreativo non è più permesso, e che molti dispensari dovranno adeguarsi o chiudere.
Le autorità motivano la misura con la necessità di proteggere la salute pubblica, ridurre l’accesso ai giovani, regolare l’uso e prevenire la criminalità legata al mercato non controllato.

Le conseguenze sul territorio

Su circa 18.000 dispensari, si prevede che solo circa 2.000 riusciranno a riconvertirsi alle nuove regole, diventando cliniche autorizzate con almeno un medico presente. Gli altri rischiano la chiusura.

I prodotti devono provenire da colture certificate e controllate e ora vige l’obbligo di standard elevati (GACP) per provenienza e qualità.

Le prescrizioni non saranno illimitate: durata massima, condizioni ben definite.

Quali sfide si prospettano

Per molti piccoli negozi, adeguarsi ai nuovi criteri è economicamente e logisticamente difficile.

C’è confusione tra consumatori su cosa è legale o no.

Si teme che il mercato ricreativo passi in clandestinità.

Conclusione: riflessione sul valore della regolamentazione

La Thailandia dimostra che legalizzare non basta: serve un quadro chiaro, controlli, responsabilità. Il rischio è che, senza norme solide, l’espansione rapida porti a problemi sociali e sanitari. Le nuove restrizioni sono dure, ma servono per fare ordine.

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