Cannabis in India: tra spiritualità, cultura e tradizione

L’India è da sempre un Paese in cui la cannabis non è solo una sostanza da consumare, ma un elemento profondamente intrecciato con la spiritualità, la medicina e la cultura popolare.

Il Charas: l’hashish sacro dell’Himalaya

Una delle forme più note di cannabis indiana è il charas, un hashish ottenuto sfregando i palmi delle mani sulle cime fresche della pianta fino a raccogliere una resina nera, appiccicosa e molto potente. Questa sostanza è spesso legata a pratiche spirituali e rituali meditativi, usata come mezzo per avvicinarsi al divino.

Il Bhang: bevanda sacra e popolare

Accanto al charas, il bhang rappresenta una tradizione altrettanto radicata. Si tratta di una bevanda preparata con foglie e fiori di cannabis, mescolati con latte, zucchero e spezie. Il bhang viene consumato soprattutto durante importanti festività religiose come l’Holi, la celebre festa dei colori, o il Maha Shivaratri, dedicato al dio Shiva, divinità spesso raffigurata insieme alla pianta di cannabis. In questi contesti, la cannabis non è percepita come droga, ma come sacramento che favorisce estasi, meditazione e contatto con il divino.

Una tradizione millenaria che resiste

Nonostante le restrizioni legali introdotte nel XX secolo, la cannabis mantiene un ruolo speciale nella cultura indiana. Ancora oggi, in molte regioni, il consumo di bhang è tollerato e lo si può acquistare in negozi autorizzati dallo Stato stesso. Questa convivenza tra proibizione ufficiale e accettazione culturale rende l’India un caso unico: un Paese in cui la cannabis continua a rappresentare al tempo stesso una festa popolare e una ricerca spirituale.

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