Dagga: la lunga storia della cannabis in Sudafrica

Dalla repressione alla legalizzazione

Il Sudafrica è noto da decenni per le sue vaste piantagioni di cannabis. Purtroppo, in passato, queste coltivazioni sono state bersaglio di repressioni durissime: elicotteri che spruzzavano sostanze velenose sui campi hanno contaminato terreni e piante. Nonostante i rischi, molti locali continuarono a consumarla, mantenendo viva la tradizione.

La svolta storica è arrivata il 28 maggio 2024, quando il Paese ha legalizzato l’uso personale. Oggi, ogni maggiorenne può possedere fino a 100 grammi in pubblico e fino a 600 grammi in spazi privati. Una decisione che segna un passaggio epocale dopo anni di proibizionismo.

Dagga: un’eredità culturale e spirituale

In Sudafrica la cannabis è conosciuta come “Dagga” e ha radici profonde nella cultura. Le popolazioni indigene Khoisan la utilizzavano già in tempi antichi, seguite dagli Zulu, che ne facevano uso sia a scopo ricreativo sia come rimedio tradizionale. Veniva impiegata per alleviare dolori, ansia e disturbi del sonno, oltre a essere parte integrante di rituali spirituali tramandati di generazione in generazione.

Cannabis e commercio nella regione

Oltre al consumo interno, il Sudafrica ha avuto un ruolo chiave nel traffico di cannabis nell’Africa australe. Le ampie zone rurali e il clima favorevole hanno favorito la produzione, che spesso ha superato i confini nazionali, alimentando i mercati clandestini dei Paesi vicini come Lesotho, Mozambico e Zimbabwe.

Il Lesotho in particolare è diventato uno dei principali produttori della regione: qui la cannabis è una fonte di sostentamento fondamentale per molte famiglie, con gran parte del raccolto destinato ai mercati dei Paesi confinanti.

Una contraddizione storica

La storia della cannabis in Sudafrica è segnata da una contraddizione: da un lato è profondamente intrecciata con spiritualità, tradizione e medicina; dall’altro, le politiche proibizioniste hanno criminalizzato per decenni le comunità che la coltivavano da secoli.

La legalizzazione del 2024 apre quindi un nuovo capitolo, dove passato e presente possono finalmente convivere.

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